Caso Regeni, le nuove rivelazioni sulla tortura: “Giulio era vivo e cosciente durante i giorni di sevizie”

di

Carlo Longo

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Caso Regeni, le nuove rivelazioni sulla tortura: “Giulio era vivo e cosciente durante i giorni di sevizie”

Caso Regeni, le nuove rivelazioni sulla tortura: “Giulio era vivo e cosciente durante i giorni di sevizie”

 

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regeniA oltre dieci anni dalla scomparsa e dalla morte di Giulio Regeni, il processo in corso davanti alla Corte d'Assise di Roma ha riportato al centro dell'attenzione uno degli aspetti più drammatici dell'intera vicenda: le torture subite dal ricercatore friulano quando era ancora vivo.

Nel corso della requisitoria finale, i magistrati italiani hanno ricostruito gli ultimi giorni di vita del giovane ricercatore dell'Università di Cambridge, sostenendo che Regeni fu sottoposto a sevizie prolungate e metodiche mentre era pienamente cosciente. Una ricostruzione che ha spinto la Procura a chiedere l'ergastolo per uno degli imputati e pesanti condanne per altri tre funzionari dei servizi di sicurezza egiziani.

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Uno dei momenti più significativi dell'udienza è stato la presentazione delle fotografie dell'autopsia, mostrate in aula con il consenso della famiglia Regeni.

Secondo il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, le lesioni riscontrate sul corpo dimostrano che Giulio subì torture distribuite nell'arco di più giorni e che le violenze non furono inflitte a una persona priva di sensi o sedata. Al contrario, i magistrati sostengono che il ricercatore abbia vissuto ogni fase delle sevizie in stato di coscienza.

L'accusa ha descritto una sequenza di violenze fisiche finalizzate non soltanto a ottenere informazioni, ma anche a provocare sofferenza e annientamento psicologico della vittima.

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Nel corso della requisitoria, i pubblici ministeri hanno insistito sulla natura sistematica delle violenze.

Secondo l'accusa, non si sarebbe trattato di un episodio isolato o di un interrogatorio degenerato, ma di una pratica organizzata e protratta nel tempo. I magistrati hanno sostenuto che le ferite presenti sul corpo di Regeni mostrino una progressione compatibile con giorni di torture e maltrattamenti.

La Procura ha inoltre ribadito che l'omicidio sarebbe stato compiuto da appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani e non da criminali comuni, come sostenuto per anni dalle autorità del Cairo.

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Nel procedimento in corso a Roma sono imputati quattro ufficiali dei servizi e delle forze di sicurezza egiziane. Per il maggiore Magdi Sharif, indicato come una delle figure centrali della vicenda, la Procura ha chiesto la condanna all'ergastolo. Per gli altri tre imputati sono stati richiesti 17 anni e sei mesi di reclusione.

Secondo la ricostruzione degli investigatori italiani, Regeni sarebbe stato fermato al Cairo il 25 gennaio 2016, monitorato dagli apparati di sicurezza e successivamente trasferito in strutture dove avrebbe subito interrogatori e torture.

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Uno degli elementi emersi nel processo riguarda il motivo che avrebbe portato le autorità egiziane a interessarsi al ricercatore italiano.

La Procura ritiene che Regeni fosse stato scambiato per una spia straniera a causa delle sue ricerche sui sindacati indipendenti e sulle dinamiche economiche egiziane. Alcuni testimoni hanno riferito che gli apparati di sicurezza lo consideravano vicino agli ambienti dell'intelligence occidentale.

Una convinzione che, secondo l'accusa, avrebbe innescato il sequestro e la successiva escalation di violenze culminata nella sua morte.

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Nonostante il processo stia facendo emergere nuovi dettagli, molti interrogativi restano senza risposta. L'Egitto continua a negare il coinvolgimento dei propri apparati statali e non ha collaborato pienamente all'identificazione e alla consegna degli imputati.

Proprio questa mancanza di cooperazione ha rallentato per anni il procedimento giudiziario, costringendo la magistratura italiana a celebrare il processo in contumacia.

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La decisione finale dei giudici non arriverà prima dell'autunno, ma le rivelazioni emerse nelle ultime udienze rappresentano uno dei momenti più importanti dell'intera vicenda giudiziaria.

Per la famiglia Regeni, che da oltre dieci anni chiede verità e giustizia, le nuove ricostruzioni confermano il quadro che aveva sempre sostenuto: Giulio non fu vittima di un episodio casuale, ma di una detenzione illegale culminata in giorni di torture e sofferenze prima della morte.

La sentenza attesa nei prossimi mesi dovrà stabilire le responsabilità penali degli imputati, ma il processo ha già riportato alla luce uno degli aspetti più tragici della vicenda: la consapevolezza che il ricercatore italiano abbia affrontato i suoi ultimi giorni sottoposto a violenze continue, senza alcuna possibilità di difesa o soccorso.

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