Caso Regeni, agenti egiziani condannati per il rapimento, non per l'omicidio

Tre agenti egiziani ricevono una condanna a 10 anni. Il quarto agente è stato assolto.

Caso Regeni, agenti egiziani condannati per il rapimento, non per l'omicidio

A dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, la Corte d'Assise di Roma ha inflitto una pena di 10 anni di reclusione a tre dei quattro agenti dei servizi segreti egiziani coinvolti nel processo per l'omicidio del ricercatore italiano, rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016. Il quarto agente è stato assolto.

Dopo dieci ore di deliberazione, la giustizia italiana ha condannato i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahi, insieme al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, per il reato di sequestro di persona, mentre l'accusa di omicidio è caduta. Tariq Sabir, generale dei servizi segreti egiziani, è stato assolto. La Corte ha inoltre ordinato agli imputati di pagare un risarcimento di 500mila euro alla famiglia Regeni e 150mila euro allo Stato italiano. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro 90 giorni.

Il processo si è svolto in assenza degli imputati, grazie a una sentenza della Corte Costituzionale del 2023 che ha permesso di procedere poiché i crimini erano considerati tortura e gli imputati erano funzionari pubblici di uno Stato.

Tuttavia, l'esecuzione della condanna appare improbabile: l'Italia dovrebbe richiedere l'esecuzione all'Egitto, che non ha mai collaborato e si è sempre rifiutato di fornire i recapiti degli imputati, ancora irreperibili per le autorità italiane. Nonostante anni di depistaggi e ostacoli legali, la sentenza rappresenta un passo significativo. Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha dichiarato che "l'impianto accusatorio ha sostanzialmente retto", riferendosi alla ricostruzione secondo cui il rapimento e l'uccisione di Regeni sono attribuibili a funzionari egiziani.

All'uscita dall'aula, l'avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, ha letto un comunicato: "Dovremo leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fiducia nella giustizia è stata ben riposta", ha affermato. "Da stasera tutti i regimi e i loro apparati dovranno ricordare che la dignità umana è inviolabile". Ha poi esortato il governo italiano a prendere atto della situazione, chiedendo il risarcimento dei danni e interrompendo i rapporti con un Paese che non è sicuro e che tortura e uccide anche cittadini di Stati amici. Ha concluso: "Questa è la gioia e la fede del giurista, ed è anche la nostra e di tutte le persone che ci hanno sostenuto in questo difficile cammino verso la giustizia. Siamo grati alla procura e agli investigatori per il loro instancabile lavoro e a Giulio, che anche oggi ha fatto la differenza".

Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha commentato la sentenza dicendo: "C'è la separazione dei poteri, la sentenza è di primo grado: c'è stata una condanna, ma non è stato condannato l'Egitto, bensì tre persone". Sulla condanna degli agenti egiziani, Tajani ha aggiunto: "È stato stabilito che sono colpevoli, vedremo cosa accadrà nei gradi successivi, ma c'è stato un omicidio, quindi è inaccettabile". Alla domanda sulla collaborazione del governo egiziano per identificare i colpevoli, Tajani ha ricordato che "abbiamo sempre chiesto collaborazione, sono stati condannati e la giustizia farà il suo corso".

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, presente fuori dal tribunale, ha definito la sentenza "storica", sottolineando che "nessuno potrà più negare le responsabilità del regime egiziano".

Con la conclusione del processo di primo grado, la difesa potrebbe presentare ricorso. Se ciò non accadrà, dopo il deposito della sentenza, questa diventerà definitiva. A quel punto, l'Italia potrebbe chiedere di eseguire la condanna, anche se è improbabile, dato che l'Egitto finora si è rifiutato di collaborare.

Alleanza Verdi e Sinistra, insieme al PD e al Movimento 5 Stelle, ha già chiesto al Ministro degli Esteri di riferire al parlamento sulle azioni future dopo le condanne.

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